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Chiunque guardi
a fondo nei propri pensieri
e consideri
che cosa intende
col dire che vede,
sarà d’accordo con me,
sul
fatto
che quello non è sempre
il vero
Antonella Boffa
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L’arte padana, quella della
nostra terra, non è mai stata
particolarmente portata alla dimensione fantastica e surreale,
preferendo
muoversi tra i poli opposti ma correlati del naturalismo e
dell’astrazione
razionalistica.La pittura di ispirazione fantastica vi è
stata portata
per lo più da artisti formatisi in altri ambienti culturali,
ma negli ultimi
anni hanno trovato eredi in giovani che sempre più numerosi
si sono orientati
verso questa tendenza attraverso i suoi precedenti storici. Antonella Boffa,
usa uno stile moderno (reiterate strutture
geometriche, campiture piatte di colore, citazioni cromatiche
divisioniste) per
creare paesaggi metafisici, città-scacchiera, sulle quali si
muovono
giganteschi e inquietanti scacchi. La sua è una simbologia
tutta cerebrale che
parla più alla mente che al sentimento per evocare il gioco,
forse senza senso
della vita.
Giovanni Quaglino
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Offriamo una
carrellata di pittori che pensiamo sul
binario giusto che porta al successo. Sono per la maggior parte
giovanissimi,
ma hanno già acquisito una notevole maturità
artistica.Il
nostro Piemonte è una fonte inesauribile di artisti
valenti ma, i dieci pittori che presentiamo riflettono la maestria
dell’esecutore, il buon gusto e il senso estetico: Enrico
Aldo, Defilippi
Francesco, Antonio Ziano, Antonio Stroscio,
Aldo Actis Caporale, Antonella
Boffa,
Aurelio Perrucchione, Guglielmo Brunero, Dino Rosati, Pasquale Capuano.
Sono
nomi ormai noti ed hanno già acquistato una fama che aumenta
in continuazione
dimostrando così molto palesemente, a tutto vanto della
nostra gente, una
vitalità artistica della quale dobbiamo esserne orgogliosi
Franco
Boveri
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L’enigmatica,
esoterica fascinazione di una figuratività
del fantastico, del “magico”; ma anche
nell’accezione dello scacchista Duchamp
“mago surreale”.
E’ pur vero che nel contributo italiano alla linea
surreale del XX secolo prevale decisamente l’accento magico e
metafisico ed
espressionista, a partire ovviamente da De Chirico per guingere a
Scipione, a
Cremona, a Clerici.
Schiettamente surreali appaiono quelli che definirei
“paesaggi scacchistici” della Boffa, con le sue
inquietanti umanizzazioni del
simbolo antico della fuggevolezza del tempo, la clessidra e il
coinvolgimento
nei suoi lucidi giochi simbolici di una fonte illustre delle sintesi
formali
dell’avanguardia storica. Nella Boffa, il senso
“squisito” nella più tipica
tradizione surreale, della sospensione della realtà e del
tempo nasce, al di là
della magia di un mondo sotto specie di scacchiera, dalle
compenetrazioni e
stacchi ritmici dei suoi celesti, rosa, gialli solari, che ancora una
volta
rimandano ad una trasparente luminosità mediterranea; che
è poi nelle rare
volte in cui mi sento di rendere omaggio ad un pittore che ritengo
troppo
spesso inesistente al di là dell’invenzione
cerebrale e scandalistica, l’affinità
che lega Dalì a Mirò..
Marco Rosci
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